Amici

Per Erjona… da Leonardo Pastore

Ho letto lo splendido racconto che Erald ha fatto della sua ultima visita a Modena, del primo viaggio fatto verso sud senza la sua Erjona. Erald ha concluso il suo racconto della passeggiata per le strade della nostra città scrivendo che Emilia, dopo il giro in bici, la sera si è addormentata solo dopo aver visto il video del matrimonio dei suoi genitori.

Ho lasciato passare un po’ di tempo prima di scrivere qualcosa su Erjona, sul suo sorriso, sulla sua straordinaria voglia di vivere, sulla quella “carica” che portava dentro di sé e che le ha consentito di raggiungere, partendo da zero, incredibili risultati. E adesso voglio cominciare proprio da quel matrimonio perché un giorno vorrei raccontarlo a Enea e a Emilia per provare a trasmettere loro le emozioni che ho provato in quei giorni di quasi dieci anni fa.

Sentivo fortissima la responsabilità del ruolo che mi avevano assegnato chiedendomi di celebrarlo e più ci si avvicinava a quel 14 agosto e più sentivo salire la tensione e l’emozione. Scrivevo e riscrivevo, leggevo e rileggevo le parole che avrei dovuto pronunciare. Le avrò cambiate decine di volte ma ogni versione del discorso aveva al centro la parola “SCPIERT”, dovrebbe pronunciarsi proprio così come la scrivo, perché questo era il termine che Eri usava praticamente sempre quando si rivolgeva a Erald. La traduzione italiana dovrebbe essere qualcosa di simile a “tesoro mio”, una parola dolcissima, quindi, che però molte volte Eri pronunciava con un tono da “sergente di ferro”, soprattutto quando Erald tendeva a fare di testa sua qualcosa. E chi conosce Erald e il suo livello di selvaticità di una ventina di anni fa sa bene a cosa mi riferisco…

I giorni del matrimonio sono stati giorni di cui ricordo quasi tutto e che non dimenticherò mai. Ho riguardato poco fa le foto e i video e non riesco a trattenere le risate per tutte le scene esilaranti che abbiamo vissuto con Lisa, Giorgio e Antonio. Da quella di Erald che arriva in carrozza a casa di Erjona per prenderla e portarla con sé per le strade di Scutari ad ognuna delle quasi 12 ore di banchetto nuziale con una serie di immagini che, credetemi, è impossibile anche solo provare a descrivere (e dire che, da meridionale, pensavo di essere abbastanza preparato alle feste matrimoniali lunghe ed intense).

SCPIERT, dicevo, è il termine Erjona usava sempre per chiamare Erald e che avrò sentito mille volte, con diversi toni di voce, a Bosco Albergati, un altro dei luoghi di cui vorrei parlare, un giorno, a Enea e a Emilia. Bosco Albergati è un bosco che si trova tra Castelfranco Emilia e l’inizio della provincia di Bologna, sede storica di quella che probabilmente è una delle più belle Feste de L’Unità d’Italia. Il rapporto tra Erald e Erjona si è cementato qui, con la polvere di un parcheggio nel quale abbiamo fatto entrare decine di migliaia di macchine e con il ragù delle mitiche “penne all’albergati” del Tradizionale, magari accompagnato da qualche bel gavettone nelle calde (a Bosco un po’ meno) serate d’estate.

Lo scrivo qui per la prima volta, non ne ho ancora mai parlato con nessuno e vorrei proporlo ai gestori della Festa e all’associazione che gestisce questo meraviglioso luogo: sarebbe bello dedicare qualcosa ad Erjona a Bosco Albergati. Un albero, un tratto dell’immenso parcheggio, uno dei tantissimi angoli nei quali abbiamo passato quelle che forse sono le estati più belle della nostra vita.

Sarebbe un piccolo, simbolico, ringraziamento per tutto quello che Erjona ha fatto per noi. Per le associazioni che ha guidato, per la Sinistra Giovanile, per tutti gli universitari di Modena che grazie a lei hanno visto, magari anche solo di pochissimo, migliorare la loro vita di studenti.

Ho migliaia di ricordi legati a quegli anni, è quasi impossibile metterli in fila perché si accavallano l’uno con l’altro. Il mare caldissimo del novembre di Nizza, le notti passate ad attaccare i manifesti all’interno del Campus universitario, le campagne elettorali di ogni tipo e, alla fine, il dispiacere di essersi persi un po’ di vista negli ultimi tempi, con il lavoro, gli impegni, le mille cose da fare di mezzo.

Non sono riuscito a salutarti come avrei voluto, non ho fatto in tempo. È un dolore nel dolore, che porterò con me per tanto tempo.

Ma con me porterò anche la felicità di averti conosciuto e quella straordinaria voglia, come ho ripetuto più volte in queste righe, di raccontare a Enea e Emilia che donna straordinaria è stata la loro mamma.

Vi voglio bene, Erald e Erjona.

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