Modena, stazione di Modena Parte 1… di 1000
6 Gennaio 2021 / No Comments
20 dicembre 2020, ultimo giorno utile lasciato dal governo per poter cambiare regione. Mi infilo senza pensarci troppo in macchina, piena di regali di Natale per i bambini e valigie faticosamente preparate. Infilo la prima e STOP; qualcosa mancava, veloce mente locale, regalo di Babbo Natale preso per entrambi, regali delle zie preso, insomma tutti i regali ok, il frigo, le luci, il router ecc. tutto bene…
Mi viene freddo…ogni volta, dai primi viaggi che avevamo iniziato a fare in macchina dal 2004, quando ho preso la patente, alla partenza Lei esclamava “Bismillah”. Poi innestavo le marce, le prendevo la mano, segnavo l’ora e i km, uno sguardo amorevole tra noi, un bacino e via. All’inizio la prendevo un po’ in giro, nella mia famiglia usavamo solo espressioni laiche, ma poi era diventato il nostro semaforo verde, il Via, il colpo di pistola prima di una gara di velocità e quando lo dimenticava glielo ricordavo io: «Allora ci fai partire o no?!» Il viaggio in nome di Dio! E così i nostri Viaggi sono sempre stati benedetti da tanti sorrisi, molti amici, famigliari e contornati da Amore e avventura. Questa volta no! Sentivo la sua voce rimbombarmi nella testa…
Usciamo dalla corsia dei box e mi infilo a memoria nella strada verso Sud. Luoghi e paesaggi che conosco a memoria, Lodi, Piacenza, Parma, città del tricolore e poi… Modena. Ad ogni città mi voltavo verso destra sperando di coglierla con lo sguardo seduta affianco a me, nel sedile del passeggero, ma il suo posto è rimasto inesorabilmente vuoto.
Facevamo dei viaggi interi tenendoci mano nella mano da quando ho preso la prima macchina aziendale col cambio automatico nel lontano 2010. Poi, appena sfioravo il cellulare Lei mi stressava invitandomi a mettere le mani sul volante, finché alla fine le riprendevo nuovamente la mano dolcemente. In base al viaggio si partiva a orari strategici tipo la mattina prestissimo alle 5 oppure dopo pranzo e per far dormire i bambini parlavamo tra di noi di qualsiasi cosa senza coinvolgerli; dopo un po’ si annoiavano a non venire considerati e si addormentavano e noi potevamo continuare con le nostre chiacchiere.
Entrare a casa di mia cognata senza di Lei è stata una pugnalata alla carotide, non volevo rattristare i bambini per cui mi sono fiondato direttamente al bagno senza salutare nessuno. Sono uscito credo gonfio dopo mezz’ora di lacrime amarissime. A malapena saluto.
Il giorno dopo ideona, porto fuori i bambini, giro in bicicletta. Enea non voleva staccarsi dal cuginetto Leo per cui metto Emi sul seggiolino appeso al manubrio e pedalare. Saliamo il cavalcavia della stazione andiamo verso la facoltà di economia dove ha studiato zia con parco Novi Sad annesso, dove si facevano i bellissimi Pavarotti and Friends. Per una serata Modena diventava il centro del mondo, ma Emi era ancora troppo piccola per comprendere. Allora via, dentro i vialetti tipici, piazza della Pomposa e dritti verso… Emi sai come si chiama questa via? È la Via Emilia, è la tua Via, te lo ha lasciata tua mamma quando ti ha dato il tuo bellissimo nome. Papà, ma è mia? Tutta la via è mia? Si amore mio, è tutta tua. Appena arrivati all’incrocio con la Via mi trovo di fronte questo ragazzo pacioccone, sulla trentina, rimasto indietro rispetto ad un gruppo di amici che aveva già attraversato. «Allora che fai, vieni?» lo chiamano. Ma lui era fermo in mezzo alla strada, guardava dritto negli occhi Emi e mi dice: Che bella bambina. Vuoi una caramella Tata? Emi aveva già infilato la mano nel sacchettino prima che finisse la frase e ne prese una a forma di stella, molto bella. Saluta il simpatico nuovo amico e mi dice: questa la conservo in tasca per farla vedere a Enea. Giro tra le bancarelle in piazza Matteotti, un caro saluto a Sara, un amica che non vedevo da tempo e poi taglio per le vie del centro, mercato Albinelli e Via San Cristoforo, già altre storie mi vengono in mente.
In questa via ci abbiamo abitato per circa 3 mesi nel 2005 quando disperati, perché nessuno affittava casa agli albanesi, anche se laureandi in ingegneria, il mio caro amico Ennio, un geniale regista di teatro, ci ha accolti in casa sua poiché lui andava in Tunisia a farsi un corso di arabo, credo anche a stare con il suo compagno, ma non essendo per natura pettegolo, mi facevo sempre i fatti miei. Avevo conosciuto Ennio quando lui preparava la rassegna dei film internazionali su tematiche delicate, aveva rimediato una cassetta con un film appropriato ed interessante, che però era interamente in albanese. Amici in comune ci misero in contatto e abbiamo speso una giornata intera fino a notte fonda per tradurlo realizzando i sottotitoli. Più tardi con lui avremo organizzato un corso di teatro per gli studenti con tanto di spettacolo finale nel campus davanti alla biblioteca BSI… Era bellissimo vivere in pieno centro, poiché appena sentivamo una musica o anche solo un po’ di casino si scendeva giù in volata per partecipare. Io preparavo la tesi e lei si è laureata a luglio alla Laurea breve di 3 anni facendosi il bagno con un secchiello, poiché la doccia non funzionava. A Ennio erano entrati i ladri negli anni passati per cui era molto felice di lasciarci la casa ed io ero incredulo per la fantastica soluzione rimediata.
Lascio il centro, attraverso i viali e arrivo in via Vignolese, arrivo al 671/1 all’incrocio con via Campi, casa dello studente Mario Allegretti, quasi 7 anni vissuti là. Troppo di cui parlare, mi infilo velocemente all’interno per attraversare il cortile, alla mia sinistra la saletta che usavamo per i Cineforum o per trasmettere le partite o fare delle feste… più in là, sul retro, vedo quasi intatto il parcheggio dove ho iniziato a fare da solo le prime lezioni di guida con la Fiat Tempra che mi aveva regalato Oldi, mio cugino, ed invece dove c’era il campo di calcio avevano costruito un altro dormitorio, nuovo e bello, in netto contrasto con Mario, ma del campo di calcio di mille battaglie aveva lasciato ben poco. Quanti tornei fatti, quanti triangolari Italia – Albania – Camerun e serate d’estate col calcetto saponato in cui ho fatto la mia squadra “I Zarzavate” (le verdure); non so perché mi sia venuto in mente questo nome, tra l’altro senza vincere nulla, tranne tanto divertimento.
Il giro del dolore continuava passando per la biblioteca BSI, luogo dove ho affrontato tanti esami complicati, conosciuto tanti amici ed infine prima di andare via da Modena iniziammo anche a lavorare nei turni serali nella gestione della biblioteca. Dopo la chiusura, chiacchiere fino a notte fonda sotto l’albero davanti all’ingresso…quanti ricordi!
Vado avanti attraversando il parco del policlinico per arrivare alla mensa, una strada fatta centinaia di volte, sempre con tanti amici.
Dovevo staccare, non reggevo più, e allora di corsa in centro in piazza 20 settembre per vedere la Navicella di Babbo Natale, sì, a Modena, quest’anno non era venuto in slitta 🙂 . Mentre pedalavo iniziammo a cantare a squarciagola con Emi: Babbo Natale è qua, Babbo Natale è là. Il Natale arriva in città…
Intanto le luci si accendevano al nostro passaggio e ciò ha solamente aumentato la magia che Emi percepiva, finché si è presa paurissima che Babbo andasse via nello spazio…

Emi piangerà tutta la sera cercando la mamma, ma felice di aver visto la Sua Via si è calmata soltanto con il video del matrimonio…



2 Comments
Anonimo
Modena stazione di Modena… Nuk eshte asgje si me perpara… 😪. ❤️ Fiat Tempra, makina e pare aziendale e ne shume momente e udhetime “vajza e adoptuar” ishte gjithmone me ju, se asnjehere nuk me linit vetem, gjithmone me duronit (dhe pse shpesh behesha vone e Eri si xhandare e vogel me bertiste:shpejt se Eraldi te le ne kembe se nuk duron vonesen). Sa me mungojne qortimet e pafunda te saj… Se gjithmone ngela e vogel per ate 💕. Asnje udhetim sado i shkurter nuk do jete me si perpara 😪…forcen do na e japin vec femijet ❤️❤️ i nostri due piccoli globetrotter – ashtu i therriste mami Eri💕
Anonimo
Na thau zemren…