L’albero dei ricordi
A volte sembro il sergente Garcia, acconsento di tutto, però mi impegno fortemente a spegnere la TV per le 20 e leggergli dei libri. Lei lo faceva con così tanto amore, sceglieva sempre i libri giusti per fascia di età, per argomento che voleva sviscerare e parole che voleva insegnare e poi iniziava. Loro pendevano dalle sue labbra, la ascoltavano in totale silenzio e ovviamente la preferivano a me.
Ogni tanto quando era stanca glielo proponeva: – Stasera legge Babi! – ma niente, loro volevano Lei. Poi io quando leggevo mettevo il carico da 90, traducevo in tempo reale le storie in albanese, e questo li metteva in difficoltà, oppure modellavo a modo mio le storie, ogni volta le raccontavo in maniera diversa, e questo invece li faceva divertire da matti. Erald!!! – arrivava puntualmente il richiamo. Il libro serve per calmarli, non per gasarli?! Ma le mie storie colmavano sempre in battaglie di massa, ammucchiate, solletico pazzo, corse ad ostacoli finché per l’ora tarda uno dei due iniziava a piangere e poi era ovviamente colpa mia.
Sapevo che a scuola da Emi facevano i cappuccetti di Munari per cui ho pensato di agevolare l’apprendimento leggendo ogni sera prima cappuccetto verde, poi giallo e così via. Tutto nella norma, bimbi sereni, si mettono i pigiami senza patemi e poco dopo le 21 mia suocera porta Emi a nanna nella stanzetta e io Enea nell’altra stanza. Dopo poco si alza e accende la luce del bagno di fronte alla loro camera. Che c’è? – chiedo io. Ha paura del buio – dice la nonna. Aj aj aj, brutto segno. Ogni volta che partiva con le paure dopo scoppiava in lacrime, per cui mi preparai ad una serata in trincea, ma non potevo immaginare.
Qualche minuto più tardi si infila anche la piccola nel lettone, accendiamo anche la luce del bagno padronale e la abbraccio forte-forte. Mentre provavo a calmarla, Enea mi sussurra nell’altro orecchio: Cantale la Canzone! Già, ottima idea, bravo tato. Era una canzoncina che mi ero inventato quando Enea era piccolo e aveva le coliche. Allora gli canto:
No, no, no
Non ho paura
Quando sono con papà
Non ho paura
Dille di andarsene papà
Il dolore brutto e cattivo…
(In albanese c’è la rima)
Insomma con papà mai avere paura, era un messaggio che col tempo a Enea era arrivato e poi avevo ripreso con lei, anche se in realtà non ci fu quasi mai bisogno, perché Emilia non piangeva quasi mai quando si faceva male e raramente aveva paura, almeno finché Eri era con noi. Insomma parto con la canzone, Emi mi abbraccia ancora più forte e io provo a tenere lei con braccio destro ed Enea dal lato sinistro. Avvolta tra le braccia di papà e le carezze di Enea si calma e decide di ritornare a dormire dalla nonna.
Enea invece si nasconde sotto le coperte e non mi lascia abbracciarlo. Voglio stare da solo! Ecco il segnale di Enea, stasera doppietta allora. Io lo abbraccio forte, gli stringo la testa nel mio petto e gli dico che papà non lo lascerà mai solo, lui ed Emi e saremo sempre insieme, ma la tempesta sta montando inarrestabile ed infatti scoppia in un pianto disperato urlando: Voglio la mamma, voglio la mia mammina! – Anche io amore mio, – gli risposi, ma niente riusciva a calmarlo. Ci diamo il cambio con la nonna per provare a calmarlo, ma il pianto è andato avanti per una buona mezz’oretta.
Come ogni volta che scoppia in lacrime, lo calma l’idea di andare a trovarla al cimitero, già dalla mattina prima di andare a scuola. Non ti preoccupare Tato – ci parlo io con la maestra domani, arriveremo solo un po’ più tardi. – Ej, lo sai che ho piantato le rose dalla mamma? – Davvero? Si – gli rispondo. Quanti colori? E blu? Perché no? Perché ne abbiamo messe diverse bianche, poi rosse e rosa e poi c’è anche l’ulivo.
Si, quello l’ho già visto, ma ne dobbiamo piantare di più!
Non c’è più posto tato, se vuoi piantiamo qua sotto casa, così sei anche più vicino e ci puoi andare quando vuoi.
Dopo qualche istante di silenzio mi dice: Papà, ho un idea! Perché non piantiamo un albero dove tutti quelli che volevano bene alla mamma possono venire e appendere una foto o un loro ricordo?!
È da tanto che ci penso, ma voglio farlo parlare così si sfoga. – Hai un idea su che tipo di albero vuoi?
Deve essere un albero di frutta! Mentre tu mangi la frutta, appendi una foto e poi loro rinascono sempre, no? Ma deve essere un albero piccolo così tutti ci possono arrivare ai rami per mettere le foto, poi quando crescerà ci metteremo i legni da usare come scale.
Pausa. Lo faccio ridere. Poi mi chiede “Papà, ma perché non è aperta la piscina?”, “Perché ha freddo”, gli dico istantaneamente, così per sdrammatizzare, ed entrambi ci mettiamo a ridere… perché la piscina ha freddo hahaha 😂
Papà, ho un’altra idea. Dobbiamo piantarne due! Hai idea di quante persone hanno voluto bene alla mamma? Pensa, ci saranno tutti in fila per mettere il ricordo… no no, un albero non basta, forse nemmeno due, dobbiamo piantarne 10….
Ej, non stai un tantino esagerando?
Lo dobbiamo circondare di cespugli così è più appartato e i ragazzi che giocano non lo colpiscono con la palla e nemmeno con le macchinine. Così ogni volta che piango la sera basta che salgo in piedi sul lettone e vedo la mamma.
Ok tesoro, domani mattina andiamo dalla mamma, poi a scuola e poi veniamo a fare il sopralluogo per trovare il posto migliore.
Ora dormi che si è fatto tardi. Buonanotte piccolo mio!
Domenica 7/02/2021
Enea Dema


